Alienation

Ai genitori piace perchè “entri, li liberi e loro vanno a giocare e tu ti rilassi”,
ai bimbi piace perchè ci sono i gonfiabili, lo scivolo e le palline,
a me non piace perchè è alienante.

Oggi siamo andati ad una festa di compleanno in un posto “per feste di compleanno”. Il posto ai genitori piace e anche ai bimbi, ma a me lascia molto perplessa.

Ai genitori piace perchè “entri, li liberi e loro vanno a giocare e tu ti rilassi”,
ai bimbi piace perchè ci sono i gonfiabili, lo scivolo e le palline,
a me non piace perchè è alienante.

Quando ero piccola io giocavamo in cortile, al parco, noi inventavamo storie, ci inseguivamo, correvamo e davamo libero sfogo alla nostra fantasia: i nostri genitori si rilassavano e noi ci divertivamo.
Cosa è cambiato?

Abbiamo veramente bisogno di infilare i nostri figli in questi posti caotici, alienanti per farli divertire?

In questi posti, che per lo più sono capannoni, i bambini sono al chiuso, quindi protetti da agenti atmosferici.
Sono al chiuso, quindi protetti da potenziali minacce esterne: auto, brutte persone.
Sono chiusi al chiuso, perchè i giochi sono in una gabbia.
All’apparenza quindi i bambini sono protetti e si possono divertire senza problemi e minacce, ma se un incendio scoppiasse in uno di quei capannoni, quanti sopravviverebbero? Domenica ho osservato bene la struttura e ho pensato che, in caso di incendio, ben pochi bambini sarebbero riusciti ad uscire dalla gabbia: le uniche due uscite sono strette e sarebbero anche occupate dai genitori alla ricerca dei figli.
Quindi il posto è al chiuso, ma non è poi così sicuro.

Queste considerazioni, però, non sono quelle che mi hanno spinto a scrivere.

Ciò che più mi rattrista è il concetto di gioco che si crea in questi posti caotici.

I bambini che si conoscono giocano insieme, ma non necessariamente e non in gruppo.
Usano i giochi presenti, ma non costruiscono una storia con la loro fantasia.
Usano i giochi, non la mente.
Il rumore e assordante e non permette di scambarsi le idee relative al gioco, ma sicuramente non interessa che i bambini comunichino, inventino e creino tutti insieme un bel gioco.
I bambini che non si conoscono non sono stimolati a socializzare: sono tutti troppo impegnati a correre freneticamente, anche soli, su e giù per la gabbia per prestare attenzione agli altri. Tutti corrono in qualche posto, saltano, scivolano, ma lo fanno soli, ognuno per se o al massimo in due.

Non c’è cooperazione, non c’è scambio di idee, non c’è creatività, ma solo frenesia di correre da un gioco all’altro quasi senza motivo.

Mi sembra così triste vedere questi bambini impegnati a fare ginnastica, ma non a giocare, impegnati a sudare, ma non a creare.

Sono l’unica che vede questi posti così tristi e alienanti?

Penso di sì, penso di essere l’unica che si rattrista quando ad una festa non ci si presenta neppure tra invitati e non si gioca insieme, quando i bimbi vanno al parco (li chiamano parchi) e si limitano a correre frenetici.

E’ così bello vederli giocare insieme, litigare per decidere chi fa cosa e come farlo, possono giocare al chiuso o all’aperto, senza bisogno che noi adulti forniamo loro un divertimento preconfezionato.

Forse noi adulti dovremmo ritornare a pensare come bambini, come quando eravamo bambini noi e proporre ai nostri figli lo stesso tipo di divertimento e non farli giocare rinchiusi in una gabbia…

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