La scuola ai tempi di Whatsapp

C’era una volta la scuola, i bambini andavano a lezione, tornavano a casa e sapevano che compiti fare.

Se non sapevano come risolvere un esercizio, potevano chiamare o andare da un loro compagno di classe oppure chiedere alla maestra il giorno dopo.

C’era una volta la scuola, se dimenticavi il libro o il quaderno e non avevi la possibilità di tornare a prenderlo, chiamavi un tuo compagno e vi organizzate per studiare assieme.

C’era una volta la scuola, le maestre insegnavano, le mamme facevano le mamme e ognuno aveva il suo ruolo ben definito: la Sig.ra Maestra, la mia mamma.

La scuola poi inziò a cambiare e da qualche parte iniziò a sparire la Sig.ra Maestra…

Poi arrivò internet e la connettività fruibile da tutti e ovunque anche sul cellulare e con internet arrivò sui nostri telefono Whatsapp! Finalmente abbiamo inziato a chattare a “costo zero”, finalmente si può chiacchierare con le amiche senza stare al telefono e senza usare il pc, finalmente una chat comoda e a portata di tutti o forse di troppi.

Poi nacquero i gruppi. Quanti gruppi avete su Whatsapp??

Io ho il gruppo dei sub, degli amici, dei colleghi, degli amici del sabato sera, adoro questi gruppi, mi servono per scambiarmi info importanti, ma anche per ridere e svagarmi un po’.

Poi ho il gruppo della catechesi e il gruppo della scuola… già il gruppo dei genitori della classe, nato con il nobile scopo di risparmiare carta e ricevere le comunicazioni dalla rappresentante di classe: verbali delle riunioni, fondo cassa..

Il gruppo è cresciuto ed è diventato il “bar” delle mamme della classe: si parla delle feste di compleanno, ci si scambiano idee, si chiedono quali pagine ci sono da studiare, come si risolvono i compiti, le foto degli esercizida fare, degli esercizi fatti…

Iniziativa apparentemente nobile, in quanto:

  • aiutiamo i nostri piccoli ad affrontare le peripezie scolastiche,
  • evitiamo loro di arrivare a scuola senza aver studiato, se hanno dimenticato il libro e o il quaderno sotto il banco,
  • evitiamo che arrivino a scuola con i compiti non completi o errati.

Un pensiero però si insinua nella mia mente…

Forse però questo scopo apparentemente nobile potrebbe ritorcesi contro i nostri pargoli, perchè aiutandoli troppo e sostituendoci a loro facciamo il loro lavoro e loro non hanno l’oppurtunità di crescere: crescere è anche sbagliare e se ci si dimentica il libro, cosa che può capitare, e non si capisce l’errore fino in fondo (vado a scuola senza aver studiato), l’errore verrà ripetuto. Se non capiamo dove sbagliamo, perchè il nostro errore viene automaticamente compensato da un’azione di qualcun altro, non possiamo imparare a fare da soli.

Quindi:

  • i piccoli vanno accompagnati nello loro peripezie scolastiche, ma le peripezie sono loro e non nostre, quindi possiamo accompagnarli, non sostituirci a loro,
  • se hanno dimenticato un libro o un quaderno e non hanno studiato, forse capiranno che il libro va portato a casa e che dimenticarlo ha una conseguenza (azione-> reazione),
  • se il compito a casa non viene capito dal bambino, il genitore può guidare, ma non deve fare il compito al posto del bimbo e neppure chiedere ad altri la soluzione se non lo sa fare.

E’ difficile! Lo so! ho chiesto anche io delle pagine su whatsapp, perchè non volevo che Luca arrivasse a scuola senza aver studiato, penso che sia un errore comune e che venga fatto con il cuore, però alla lunga non facciamo il bene dei nostri figli, ma li aiutiamo a non responsabilizzarsi.

Quante cose sagge che ho scritto! Sembro anche una mamma seria.

Quante ore a pensare e quante letture fatte mi hanno portato a queste considerazioni, è proprio vero che non crescono solo i bambini, ma crescono anche i genitori!

 

 

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