Osservando un pianto…

Stamattina passeggiando, o meglio correndo, verso il lavoro la mia mente vagava pensando ai miei piccoli e a soprattutto a Gaia triste (ieri era disperata) per il fatto che uscissi prima e senza di lei per andare al lavoro.

Questa mattina ha manifestato il suo disagio chiedendo abbracci, chiedendomi di stare vicino a lei e inseguendomi per casa, mentre ieri mattina si è sciolta in un pianto disperato, commentato poi dalla mia vicina (madre anche lei di una bimba dell’età di Gaia) come ” i soliti pianti cinesi”.

Il pianto… grande arma dei piccoli, ma anche a volte unico modo per comunicare le loro emozioni.

Quando un bimbo nasce si stacca dalla sua mamma: immaginate che trauma e che emozione trovarsi in un mondo completamente diverso e dover iniziare a comunicare per ottenere il minimo indispensabile per la sopravvivenza. E come comunicare? Quella lingua sentita dalla mamma, proprio non la sanno usare quindi piangono. Come è difficile per dei neo genitori capire i desideri di un bambino dal pianto, come è frustrante, ci vuole pazienza e tanta tanta osservazione.

I nostri piccoli vanno osservati perchè ogni pianto ha frequenze diverse a seconda delle esigenze e questo accade anche quando crescono: Gaia ha 3 anni, sa esprimersi verbalmente spesso meglio di un adulto, ma sa usare il pianto proprio come un neonato.

Quando è in auto e non ci vuole stare, scatta il pianto fastidioso e rabbioso, ma non disperato.

Quando litiga con suo fratello, piange, ma non ci si deve preoccupare: il pianto dà fastidio, ma non tocca le corde del cuore…

Quando è triste, il suo pianto colpisce dritto al cuore e si capisce che non è un pianto “da capriccio”, ma è una richiesta d’aiuto, un urlo disperato di chi non sa come poter continuare a vivere.

Come ci perdiamo in tante cose, quando basterebbe osservare i nostri bambini…

Poi, purtroppo e qui mi batto il petto, più i bambini crescono e più “smettiamo ” di osservarli con la stessa intensità di quando erano piccoli, convinti che loro ci comunicheranno tutto a parole! Che assurdità! Come ho fatto a cascarci anche io?

Eh sì, con Luca ho fatto così: ho perso la parte di mera osservazione in silenzio di mio figlio e ho riempito i nostri spazi con le parole.

Guardiamo i nostri figli, osserviamoli in silenzio per capire come loro affrontano la vita: la scuola, le relazioni con gli amici, lo sport.

Guardare è importantissimo, osservare, ascoltare…fermarsi davanti a loro per comprendere il loro pensiero, i loro desideri, il loro modo di essere.

Dal pianto del bambino piccolo dobbiamo continuare ad osservare il bambino che cresce e non smettere mai di osservare l’Uomo che ci sta vicino.

Osserviamo, non diamo mai per scontato nulla e soprattutto nessuno, mettiamoci in ascolto, impareremo a conoscere e a rispettare l’essere umano nella sua interezza.

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